C'era una volta a Zagarolo. Un cacciatore, un cavallo azzoppato, una ricetta nata per caso. E un piatto che dura da cinque secoli.
C'è un piatto sui Monti Prenestini che non assomiglia a nessun altro. Non per gli ingredienti — carne, lardo, spezie — ma per la storia che si porta dietro. Una storia che comincia a Zagarolo, durante una battuta di caccia andata storta, e finisce con un nome che ancora oggi nessuno sa spiegare del tutto. Si chiama Tordo Matto.
Siamo nei boschi dei Monti Prenestini, in un giorno come tanti. Un cacciatore è uscito a caccia di tordi, ma qualcosa va storto: il cavallo si azzoppa. Tornare a casa a mani vuote non è un'opzione. La necessità aguzza l'ingegno.
L'uomo abbatte il cavallo. Ricava delle fettine di carne e le condisce con quello che ha: grasso, aglio, prezzemolo, coriandolo. Gli stessi ingredienti che avrebbe usato per cucinare i tordi. Li cuoce, li mangia. Una bontà che, si dice, fece presto impazzire tutti.
Da quel gesto nasce il Tordo Matto: non un tordo vero, ma carne di cavallo preparata esattamente come si preparava la selvaggina. Il nome racconta tutto e non racconta niente. C'è il tordo che non c'è, e c'è quella follia buonissima di chi trasforma un imprevisto in una ricetta destinata a durare secoli.
Il Tordo Matto di Zagarolo è un involtino di carne equina, tradizionalmente del cavallo Maremmano Laziale, farcito con lardo di maiale, aglio fresco, prezzemolo, coriandolo, salvia, sale e peperoncino. Si cuoce alla brace.
Non è una ricetta che si impara su un foglio. È una ricetta che si impara stando accanto a qualcuno che la sa già. Gesto dopo gesto, proporzione dopo proporzione. Nel 1820 il medico del paese Paolo Montorsolo ne scrisse in un saggio indirizzato al Principe Rospigliosi: è una delle prime tracce scritte di una storia che fino ad allora si era tramandata soltanto a voce.
Zagarolo non è solo lo sfondo della leggenda. È il luogo che l'ha tenuta in vita. Questa città dei Monti Prenestini, a est di Roma, a pochi chilometri dalla capitale, ha un rapporto antico con il cibo: la terra vulcanica fertile, i boschi, le colline. Una cucina povera ma profonda, dove nulla si sprecava e ogni ingrediente aveva un motivo per essere lì.
Per secoli la tradizione del Tordo Matto è sopravvissuta nelle famiglie zagarolesi, tramandata di generazione in generazione come un rito. Non scritta, non brevettata, custodita da chi sapeva dove cercarla. Ogni settembre, nella sagra della vendemmia, la comunità si ritrova intorno ai sapori che parlano di casa. Il Tordo Matto è uno di quelli.
Quando abbiamo aperto la nostra macelleria a Zagarolo, non volevamo solo vendere carne. Volevamo essere parte di questa storia. Parte di questa continuità.
Il nome "C'era Una Volta Il Tordo Matto" è un omaggio a quella leggenda, a quel cacciatore che non si arrese, a quella ricetta nata per caso e sopravvissuta a cinque secoli. Ogni prodotto che proponiamo nasce da una scelta: quello che troverebbe posto in una dispensa di cinquant'anni fa, quello che un nonno avrebbe riconosciuto.
Non per nostalgia, per convinzione.
Siamo a Zagarolo. Orari, indirizzo e contatti.